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Giovedì, 23 Febbraio 2017    
 

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Chiese e Monumenti

ARCHITETTURE RELIGIOSE 

  • Basilica di Santo Stefano. 
    Piazza Marconi 17 -  tel. 0185 392818

    La chiesa, di origine antichissime, sorse su avanzi dell’ampia fortezza dove i Fieschi esercitavano l’ufficio consolare (documento del 994); nel 1143, venne dichiarata Chiesa Plebania da cui dipendevano una trentina di chiese dei dintorni, privilegio confermato nel 1193 da Papa Celestino III°. Col passare dei secoli, l’edificio stava andando in rovina e la volontà popolare fu interpretata dalla Municipalità locale che destinò al cantiere, che lo ricostruiva, una tassa legata alla vendita del grano. Nel 1650 iniziarono i lavori, sotto la direzione dell'architetto Giovanni Battista Ghiso, uno dei tanti "lavoratori della pietra" venuti dall'area ticinese. L'edificio barocco mutò l'orientamento in modo più scenografico con la facciata verso sud e la città. I due campanili, uno rivolto a mezzogiorno e uno a levante per difendersi dalle incursioni dei Turchi e dei nemici, furono completati nel 1657; l'officiatura risale al 1668. La facciata marmorea, finita nel 1936, completa questo splendido edificio, preceduto da un sagrato decorato con ciottoli di mare policromi (risseu). La struttura complessiva è ancora di tipo tardorinascimentale: l’interno a tre navate, sorrette da colonne binate, è abbellito da marmi policromi che ornano le pareti; gli undici altari sono decorati da quadri di vari pittori, tra cui Domenico Piola, e da statue in marmo;nell’altare della cappella del Rosario, la statua lignea della Madonna, secondo la tradizione, era la polena di un veliero.



  • Cimitero Monumentale.

    Posto sulla collina, alle spalle della Basilica di S.Stefano, è considerato il più importante della provincia, dopo quello di Staglieno (Ge) per la bellezza delle tombe monumentali. Maestri scultori dei laboratori (Bianchi e Repetto) di Lavagna eseguirono statue, stele, busti e buona parte delle cappelle nelle due grandi zone degradanti (Cimitero vecchio, dal 1870, e Cimitero nuovo con le gallerie). Vi sono anche opere degli scultori Brizzolara, Ersanilli e, ultimamente, si sono aggiunte quelle di Francesco Dallorso, autore anche di un bel volume sul cimitero. Da visitare alcune tombe di bambini defunti, raffigurati in atteggiamenti e abiti della vita quotidiana: purtroppo, un tempo, le malattie infettive mietevano molte piccole vittime e queste tombe ne rappresentano la cruda realtà.




  • Santuario di Nostra Signora del Carmine. 
    Via del Carmine

    L’attuale chiesa, sorta sull’area di una più antica, dedicata a S. Lucia, fu costruita tra il 1617 ed il 1631 dai Carmelitani Scalzi, provenienti da Genova, che avevano eretto il convento prima del 1619.
    Essi dovettero abbandonare il complesso religioso, nel 1799, per gli eventi napoleonici, trasferendosi a Novi e a Genova. Delle due parti che lo costituivano, il convento venne smembrato, venduto ed utilizzato per vari scopi, soprattutto civili: ufficio postale, palazzo di giustizia, sede comunale, scuola elementare; oggi, totalmente restaurato, dal 1984 ospita la Biblioteca Civica "Giovanni Serbandini Bini", l’archivio comunale, sale per conferenze e per scopi sociali; mentre il chiostro venne trasformato in piazza, intitolata a G. Ravenna, lo studioso locale che ha scritto, nel 1879, un’esauriente storia di Lavagna. Nel 1806 la chiesa tornò alle sue funzioni, e, dichiarata santuario autonomo, fu messa sotto la giurisdizione dell’arciprete di S.Stefano. Negli anni successivi si resero necessari vari interventi, sia di restauro, sia, nel 1835, di rifacimento del coro, demolito per favorire il tracciato della strada che porta il nome del Santuario.
    La facciata della chiesa è molto semplice, caratterizzata da un portale ottocentesco e da tre finestre. L’interno è ad una navata, con sei cappelle laterali: gli affreschi ed i fregi risalgono all’Ottocento: la maggior parte dei marmi, sia delle pareti che degli altari, sono dovuti al laboratorio lavagnese Repetto. Gli affreschi sono stati realizzati dal senese Alessandro Franchi (tra il 1890 e il 1900) e da Giuseppe Repetto (1860). I quadri appartengono a varie epoche: tra essi risaltano quelli di Domenico Fiasella ("Estasi di Santa Teresa con San Gottardo"), Orazio De Ferrari ("Natività" e "San Pietro": quest’ultimo proveniente dall’oratorio di San Pietro della “Confraternita dell’Orazione e Buona Morte”, a servizio dell’Ospedale omonimo, entrambi demoliti nel 1884) e Giovanni Andrea De Ferrari ("Sant’Erasmo"). La grande cassa processionale è del 1857, opera dello scultore Drago e sostituisce quella più antica, ora nella nicchia dell’altare maggiore. In questa chiesa vi è la Congregazione del Santo Scapolare (o Abitino della Madonna del Carmine), aggregata a quella di Roma, cui fu accordata l’indulgenza plenaria, a chi lo indossava, da Papa Innocenzo IV°. Un’epigrafe all’ingresso della chiesa ricorda il voto perpetuo fatto dalla comunità di Lavagna il 16 ottobre 1835, perché preservata dal cholera morbus.


  • L'Oratorio della Ss. Trinità.

    Di antichissima fondazione, sorge accanto al Santuario della Madonna del Carmine, è amministrato dalla Confraternita dei Flagellanti, dotata di antichi statuti e già esistente nel 1406. Nel 1844, l’altare maggiore, prima rivolto ad est, venne spostato ad ovest: ora la porta principale è sulla pubblica via e mantiene l’antico portale in ardesia del XV° secolo che rappresenta la Trinità ed i Flagellanti in preghiera. L'interno, ad una navata, ha il pavimento tipicamente ligure in ardesia e marmo; intorno alle pareti, ci sono banchi di legno del 1768, che servono da sedile ai confratelli ed ai fedeli. Tre sono gli altari, tutti in marmo: in uno si conserva in una nicchia un gruppo ligneo, scolpito dal Maragliano, rappresentante la S.S. Trinità, che viene portato in processione la prima domenica di giugno. Dello stesso scultore è un Cristo Morto, conservato in un’urna sotto lo stesso altare e portato in processione il Venerdì Santo. L’altare di fronte è dedicato alla Madonna del Carmine. Tra i quadri alle pareti si nota una bella S.Rosalia, una Trinità con ai piedi S.Sebastiano e la raffigurazione della chiesa di S. Stefano con l’antico castello dei Fieschi.
    L'Oratorio è sede dei bellissimi “Cristi”, opere di squisita fattura, alcuni dei quali del Maragliano e della sua scuola: essi sono i protagonisti delle grandi Processioni estive.



  • Chiesa Santa Maria Madre della Chiesa.
    Corso Genova - tel. 0185 309111

    Costruita nel 1974 ed inaugurata ufficialmente in occasione della festa dell'Immacolata tre anni più tardi dall'architetto Guido Campodonico (con la collaborazione di Victor Simonetti e Giuliano Santi). Segue di pochi anni la chiesa parrochiale di San Paolo di Pila a Sestri Levante e dà così continuità ad una ricerca e sperimentazione progettuale che tende ad esprimere, attraverso la forma chiusa di una rigorosa composizione geometrica, la centralità aggregante dell'altare e l'utilizzo di due soli materiali, calcestruzzo e vetro, un messaggio di gran forza mistica e povertà evangelica rispondente allo spirito partecipativo del Concilio Vaticano Secondo. Al suo interno una statua lignea policroma della fine del Settecento rappresentante la Madonna, restaurata con approvazione della Commissione Diocesana dallo scultore Franco Casoni ed esposta alla venerazione l'8 dicembre 1980. Di notevole interesse sull'altare il Crocifisso in legno di noce dello scultore Francesco Dall'Orso in occasione della missione del 1985. Sempre dello stesso autore ed esposta da poco tempo una Via Crucis in lastre d'ardesia.
  • Chiesa Nostra Signora del Ponte.
    Piazza L.Podestà 17 - tel. 0185371026
    parrocchiansponte@libero.it
     
    La traccia storica più rilevante di questo importante santuario è il suo riferimento all'antico ponte dei Fieschi, chiamato Ponte della Maddalena e costruito nel 1210 al posto di un ponte di legno precedente. Essi fecero costruire anche una cappella all’inizio del ponte (ad est) e vi collocarono un’immagine della Madonna che aveva funzione protettiva per chi attraversava il ponte. La cappella fu rifatta, ampliata, nel 1492 e il pavese Lorenzo Fasolo all’inizio del secolo XVI° la ornò in facciata di un delicato affresco che rappresenta la Madonna della Misericordia che, col suo manto, protegge uomini, donne e confratelli dall’ira di Dio che li punisce, con la peste, per i loro peccati. Il dipinto principale, detto la Madonna del Ponte, posto sull’altare maggiore, si è rivelato, dopo un lungo restauro, una preziosa tavola, quasi sicuramente opera giovanile del senese Piero Lorenzetti, portata in Liguria probabilmente dal cardinale Luca Fieschi. L’interno attuale della chiesa è a tre navate, riccamente decorate: conserva un crocifisso del Maragliano, un altro di scuola toscana del Cinquecento e un affresco del Fassolo (“Strage degli innocenti”). La festa annuale ricade alla prima domenica dopo l'otto settembre ed è molto scenografica.

           

  • Chiesa di Gesù Risorto.
    Piazza Costa (Cavi di Lavagna, località Arenelle)

    La Chiesa di Gesù Risorto a Cavi Arenelle, consacrata solo il 30 aprile del 2000, è un interessante edificio moderno, ricco di opere di artisti contemporanei di grande fama. Autori del progetto furono gli architetti Goviglio e Locca, coadiuvati dal Padre francescano Costantino Ruggeri, che realizzò il tabernacolo e il presbiterio in marmo e, soprattutto, le belle vetrate coloratissime, che ancora oggi danno una luce mistica e particolare all'ambiente. Una statua stilizzata di Maria e il battistero si devono al milanese Benedetto Pietrogrande; la croce in ferro sopra l'altare è di Toni Benetton. Hanno un interesse particolare anche le porte in legno, realizzate dall'artista pescarese Roberto Cipolline con materiale riclicato.

  • Chiesa di Santa Giulia.
    Via alla Chiesa 1 - tel. 328 2891815
    http://www.parrocchiasantagiulia.it

    La costruzione della prima cappella di S.Giulia risale, forse, all'anno 760. L'antica chiesa aveva dimensioni diverse, guardava ad occidente e probabilmente si trattava di una cappella di campagna, nominata in un documento del 1031, forse dipendente come cella monastica dal monastero di S. Giulia di Brescia. Il culto della santa diede il nome non solo alla cappella, ma a tutta la parrocchia, che viene comunemente indicata con il nome di S.Giulia. La chiesa attuale viene eretta solo nel 1654, come conseguenza della nomina a parrocchia e dell'incremento demografico. La cappella sorge a 250 metri sul livello del mare, al centro di un ampio piazzale ombreggiato da un leccio secolare. L'interno, barocco, ad una sola navata, è ornato da splendidi marmi. L'ancona dell'altare maggiore, collocata entro una ricca cornice marmorea rappresenta S.Giulia posta in trono. L'autore, con tutta probabilità l'emiliano Fontana, pare si ispirò alla Santa Cecilia di Raffaello. Identiche le vesti legate alla cintola con un cordone; identiche le pettinature; identici gli strumenti musicali posti a terra. Menzione tutta speciale merita l'affresco della facciata: eseguito nel 1936, rappresenta S.Giulia crocifissa.

       
  • Chiesa dell'Assunta - Sorlana
    Via Sorlana 2 - tel. 328 2891815

    In Sorlana nel 1031 l'Arcivescovo di Genova riscuoteva fitti di terre come leggiamo nel Registro Arcivescovile: "Hoc sunt nomina eorum in isto kalendo campo senaschi, Sorlana, Saponico Badalaxi". Questa chiesa e' di data assai antica. Il Lodo del 1387 per tassa, le assegna per quota un soldo ogni 100 lire d'imposta, anzi e' notata anche nell'elenco delle chiese aventi cura d'anime del 1311 al n.133. Nel 1518 passò alla Diocesi di Bugnato insieme a Sestri sua pieve ed altre. Ritornò a Genova il 7 ottobre 1594 in compenso della ceduta chiesa di S.Apollinare di Reppia permutate in atto di Domenico Muzio tra l'Arcivescovo Alessandro Centurione e il Vescovo Stefano Baliano. La chiesa, graziosa nelle sue linee architettoniche, ha un bel campanile con lesene e capitelli; all'interno conserva una tela e Crocifisso d'epoca, interessante tabernacolo del XVIII secolo.


 

PALAZZI

  • Palazzo Ravenna (sede della Biblioteca Civica), antico convento dei Frati Carmelitani, modificato nei secoli, divenne sede del comune, poi delle scuole. Oggi è sede delle attività culturali: biblioteca, archivio e spazio per mostre tematiche.

  • Palazzo Franzoni (sede del Municipio), il più importante palazzo di Lavagna. Appartenuto ai Marchesi Franzoni (uno dei proprietari partecipò alla Battaglia di Bude contro i Turchi) fu occupato dalle truppe nel periodo napoleonico, sede provvisoria d'ospedale nelle epidemie cadde in abbandono. Fu acquistato da Lazaro Repetto, contadino emigrato in Argentina. E trasformato in albergo nel 1907. Fu acquistato dalla popolazione con sottoscrizione nel 1931 per farne il palazzo comunale.



  • Villa Spinola Grimaldi, risalente al 1604, oggi sede del Centro di Neuroscienze.

  • Casa Carbone, fa parte del patrimonio del F.A.I.: ospita una interessantissima pinacoteca e del raffinato arredamento ottocentesco.


MONUMENTI

  • Ponte della Maddalena.
    Nel Medioevo, col nome di ponte "de mari", congiungeva le due rive dell'Entella e faceva parte della via Aurelia: era in legno e, al centro, aveva una edicola dedicata a Sant'Erasmo, patrono dei marinai e dei pescatori. Ugo Fieschi lo fece rifare in pietra, con tredici arcate e lo finì nel 1210. Il ponte prende il nome dalla chiesa di S. Maria Maddalena, anch'essa fatta costruire dai Fieschi, contemporaneamente ad un ospedale ed un pozzo pubblico nella sponda occidentale dell'Entella; poi Innocenzo IV° accluse le rendite del ponte e dell'ospedale alla Basilica di S.Salvatore. I Fieschi mantennero il diritto di pedaggio sino alla metà del XV° sec., quindi lo cedettero alla Confraternita dei Disciplinanti di S. Francesco di Chiavari. Attualmente molte arcate del ponte sono interrate, soprattutto verso Lavagna, altre a ponente sono ancora visibili, tuttavia dà sempre una immagine maestosa di quello che doveva essere il ponte, quando vi passò Dante.

     

  • Porta di Ponente.
    Detta anche "portone di Rezza", era la porta che conduceva fuori da Lavagna verso la località della Madonna del Ponte ed è l'unica rimasta delle due un tempo esistenti. Si apre su una piazzetta, detta, una volta, "piazza delle erbe" perchè i contadini vi portavano le verdure ed il latte da vendere. Ora la piazza, intitolata a S. Caterina Fieschi Adorno, in ricordo della Santa genovese, è detta anche "piazza del mondo in spalla" per via di un affresco secentesco che raffigura Atlante sulla facciata di una casa vicina.

     

  • Torre del Borgo. E' stata per secoli la costruzione forse più importante del borgo, proprio per la sua altezza, superiore a tutte le case circostanti. E' l'unica testimonianza di una realtà urbanistica ormai lontana, quando le case si addossavano le une alle altre, creando un fronte compatto all'esterno, verso la strada, ma racchiudendo all'interno quello spazio libero e verde che mantenevano sicura ed intima la vita cittadina.
    La Torre è stata costruita con i materiali più disparati: pezzi di pietra di tutti i tipi e dimensioni, mattoni interi e rotti, sottili lastre d'ardesia, cocci. Con i pezzi di pietra più grossi o allungati sono stati costruiti gli angoli, mentre tutto il resto è stato utilizzato per comporre le pareti.
    La Torre ha quattro piani per tredici metri d'altezza; alla base il lato più lungo è sei metri. Al piano terra si trova un solido soffitto a volte a botte. I soffitti del primo e terzo piano hanno una volta a botte, mentre il secondo piano ha una volta a schifo per equilibrare meglio i carichi. Piccole botti e piccolissime crociere ornano le scale ricavate entro lo spazio esiguo di un metro e ottanta.
    La Torre ebbe vari proprietari, in origine i Tiscornia, poi i Ravenna che la vendettero a fine 800 a un certo "scio Perin", che a sua volta la rivendette, prima di emigrare in America, ad Agostino Raffo, commerciante in pasta e legumi. Attualmente appartiene al Comune che, grazie ai contributi per il Giubileo del 2000, l'ha restaurata e restituita agli antichi splendori.
    Identificata all'inizio del 1600 come "Torre del Borgo", ebbe altre denominazioni: Torre Saracena, Torre Fieschi, Torre Ravenna.




  • Porticato Brignardello, da molti considerato a torto come un'appendice della Basilica. Lo fece costruire il benefattore Nicola Brignardello, si dice, perché non voleva passare davanti alla Basilica per recarsi nel cimitero. Infatti al termine del lungo colonnato una scala porta direttamente all'ingresso del cimitero. Per lungo tempo il busto del Brignardello, che aveva fatto fortuna in America, rimase nel porticato. Fu poi trasferito nella cappella del cimitero. Oggi è sede di manifestazioni estive.



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